Su Il Sole 24 ORE di Oggi Davide Greco e Giulia Sorci commentano la recente sentenza n. 12832 della Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Roma in materia di fiscalità delle opere d’arte. La preordinazione, ovvero “l’intenzione già programmata di vendere” un’opera d’arte appena acquistata, dovrebbe qualificarsi come requisito utile all’individuazione dell’intento speculativo nell’ambito della fiscalità correlata alle opere d’arte.
Nel caso di specie l’Agenzia delle Entrate aveva contestato al contribuente, erede di una famiglia di industriali particolarmente attiva nel settore del collezionismo, il mancato versamento delle imposte sui redditi per talune operazioni di compravendita di opere d’arte, riqualificando la fattispecie nell’ambito di quelle assoggettate a reddito d’impresa conseguito in veste di mercante d’arte.
Di contro, il contribuente sosteneva che la totalità delle opere vendute fossero pervenute per effetto di donazioni e lasciti ereditari per la più parte facenti parte della collezione privata della madre deceduta, nota gallerista di fama internazionale.
Dopo il caso Monet un'altra sentenza in materia di fiscalità dell'arte da attenzionare.
