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Il modello organizzativo 231/2001 al tempo del coronavirus. Una patente di immunità contro i germi della truffa e della malversazione

Il nostro paese è in emergenza dallo scorso 8 marzo.

Riguardo al responsabile di questa crisi, il virus sars-cov2, altrimenti conosciuto come Covid-19, regna sovrana l’ignoranza, ovvero la “non conoscenza” degli elementi che hanno scatenato la pandemia, mentre si sta lavorando su quelli che, si spera, la risolveranno.

Il mondo non si può fermare ancora a lungo e nelle prossime settimane la pressione psicologica e fisica farà esplodere la ripresa delle attività che seguirà l’alveo della prudenza e della circospezione scoperta e coltivata con il periodo di lock-down. Avremo tutti sulla testa una enorme spada di Damocle con la quale dovremo convivere: la possibilità che il demone si ripresenti alla porta facendoci ripiombare in un altro periodo di forzato oscurantismo.

Nell’euforia della ripartenza, è ragionevole prevedere che quando la macchina produttiva del PIL riprenderà a pieno regime, gli operatori di tutti i  settori si concentreranno prioritariamente, come è giusto che sia, sull’acquisizione dei fattori produttivi primari quali materie prime, risorse umane, impianti e infrastrutture, sacrificando di fatto le spese in consulenze e servizi a carattere strategico, ovvero quelle spese che hanno la peculiarità di non avere un ritorno economico visibile e misurabile nel brevissimo periodo.

Tra questi prodotti/servizi a carattere strategico vi sono i Modelli Organizzativi 231.

Risultato? Gli imprenditori che non hanno un modello organizzativo, oppure che ce l’hanno ma lo devono manutenere, si porranno la legittima questione del perché adottare, e/o aggiornare, uno strumento che non è mai stato obbligatorio e che adesso più che mai sembra essere paradossalmente inutile e senza una applicazione pratica.

Le cose non stanno proprio così e vediamo perché.

Quando il mondo delle imprese riprenderà a funzionare a pieno regime (speriamo il più presto possibile), lo farà sulla base di ingenti risorse finanziarie che verranno immesse nel sistema attraverso vari canali:

  1. Dalla BCE sul sistema bancario e da questo agli imprenditori
  2. Dalla BCE allo Stato e da questo agli imprenditori
  3. Dallo Stato direttamente agli imprenditori, anche con agevolazioni fiscali
  4. Da enti e finanziarie dello Stato a favore degli imprenditori
  5. Dalle Banche, di propria iniziativa, a favore degli imprenditori
  6. Nel circuito economico direttamente da parte di operatori finanziariamente solidi
  7. Ecc. ecc.

A flussi di denaro ingenti, si sa, corrispondono in genere condotte criminose da parte di coloro che, numerosi nel nostro paese, intravvedono nel malaffare furbe scorciatoie per illegittimi arricchimenti ai danni della collettività.

Ecco perché gli imprenditori che avranno necessità di finanziarsi dovranno profondere nel sistema un senso di affidabilità e di profondo rispetto dell’etica. Dovranno trasmettere elementi chiari e visibili di essere al comando di una macchina aziendale che funziona nel pieno rispetto delle regole scritte e morali.

Enti vigilati e grandi aziende, sono in genere dotati di sistemi di compliance e di audit che garantiscono flussi informativi verso tutti gli interlocutori della vita aziendale. Vi sono però tantissime aziende, anche di dimensioni ragguardevoli, nelle quali non esistono sistemi di controllo interno e verso l’esterno.

Per questi enti non dotati di sistemi di controllo strutturati, che hanno in animo il miglioramento del gradiente di affidabilità, può arrivare in soccorso il modello organizzativo 231 che, nella sua funzione di prevenzione e controllo, assolve con pieno merito al ruolo di sistema atto ad impedire le condotte truffaldine nei confronti di tutti gli interlocutori che dovranno “concedere” risorse per attivare la ripartenza: Stato, enti pubblici, banche, organizzazioni sociali, Comunità Europea ed enti finanziari internazionali.

Le aziende che saranno dotate di modello organizzativo 231, si presenteranno con un biglietto da visita che incorporerà il DNA del rispetto dell’etica e delle regole di convivenza nel tessuto sociale e delle imprese.

Purtroppo, a tutt’oggi, questa mission strategica del modello 231 fa fatica a farsi breccia. Esso è visto come adempimento facoltativo, e perciò inutile e costoso. Auspichiamo quindi che il Legislatore lo trasformi invece in obbligo virtuoso, e ci auspichiamo altresì che venga introdotto un sistema per certificarne la validità.

Chi sarà dotato di modello organizzativo certificato, si presenterà al sistema con una patente di immunità contro i germi della truffa e della malversazione.

Nell’attualità, in attesa degli auspicati interventi legislativi, il consiglio che ci sentiamo di dare a tutti gli enti che ne hanno bisogno, è quello di implementare e/o aggiornare i modelli organizzativi 231 all’insegna di quel senso del pragmatismo che proprio l’esperienza Covid ci ha riproposto con forza: meglio prevenire che curare.

Scopri di più sull’approccio metodologico di RSM ai Modelli Organizzativi 231, clicca qui

 

Giovanni Taliento – Partner RSM

 

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