Quali le conseguenze per le aziende, nell’attuale situazione internazionale?

Qual è il rischio che le aziende italiane stanno fronteggiando nel nuovo e mutevole quadro macroeconomico?

Partendo da un’overview dell’attuale situazione, Anna Maria Allievi, Presidente Comitato Scientifico RSM S.p.A. , presenta un focus sui principali settori energivori, l’impatto sui costi operativi, il ranking dei settori economici più esposti, definendo il presidio del rischio aziendale.

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Il nuovo quadro macroeconomico e rischi operativi. Quali i punti di attenzione?
Lo scenario macroeconomico attuale contrappone le opportunità date dal processo di globalizzazione ad un contesto geopolitico in cui le tensioni interne agli Stati e tra Stato e Stato impongono alle aziende di valutare con estrema attenzione il numero crescente di rischi di matrice politica e commerciale. Per operare al meglio in questi scenari, le aziende devono effettuare scelte strategiche e rivedere le proprie procedure per proteggere e tutelare la continuità aziendale come, ad esempio, valutare l’utilizzo di fornitori alternativi o l’adozione di piani specifici per la protezione dei propri asset e dei propri crediti.
L’emergenza Covid ha visto la quasi totalità delle aziende manifatturiere bloccate sia nell’importazione sia nell’export, situazione che le ha costrette a riflettere sull’importanza di una qualificazione attenta dei propri fornitori, con particolare attenzione alla gestione dei rischi.
Il mondo stava appena uscendo da due anni di pandemia con fiducia nella futura crescita e nella ripresa economica, quando il conflitto in Ucraina e altri fattori politico economici hanno rimesso tutto in gioco con importanti ripercussioni sul sistema economico-finanziario globale.

A cosa andiamo incontro?

  • Interruzione della catena di approvvigionamento, prezzi dell’energia più alti, politica monetaria ultra-allentata hanno tutti contribuito a un forte aumento dell’inflazione negli Stati Uniti nel 2021.
  • La FED e la BCE potrebbero iniziare gradatamente a inasprire la politica monetaria riducendo ad esempio gli acquisti di titoli pubblici. La BCE potrebbe interrompere tutti i programmi di acquisto entro metà 2023.
  • Se l’inasprimento monetario non riuscisse a tenere a freno l’inflazione a medio termine, un aumento dei tassi di interesse a metà del 2022 potrebbe essere necessario. Dato che i rapporti prezzo/utile delle azioni statunitensi sono attualmente più alti di prima del 2007/200, aumenti accelerati dei tassi di interesse potrebbero essere sufficienti per avviare un netto aggiustamento del mercato azionario.
  • Le aziende, ma anche gli investitori al dettaglio potrebbero registrare perdite significative con incidenza altrettanto rilevante sulla spesa die consumatori e sui flussi d’investimento delle società con l’effetto di innescare un periodo di recessione.

Esposizione verso Russia e Ucraina e costi energetici, fattori di rischio per le imprese
Tra i maggiori fattori di rischio per le nostre imprese c’è ovviamente l’eventuale esposizione in termini di import – export nei confronti di Russia e Ucraina.
Ecco alcuni dati significativi:

  • L’Italia aveva un volume di esportazioni verso la Russia di quasi 8 miliardi di euro all’anno che si sono ridotti drasticamente e l’Italia è al quarto posto per valore delle esportazioni sui mercati di Russia e Ucraina.
  • Secondo i dati dell’Agenzia per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, sono circa 300 le aziende italiane con affari in Russia. Importiamo gas, petroli, metalli di base prodotti per l’agricoltura. Esportiamo prodotti per l’abbigliamento, macchinari, mobili e calzature.
  • L’Italia è il secondo esportatore di merci in Ucraina tra i paesi dell’Unione Europea con una quota del 3,9%, preceduta dalla Germania e seguita dalla Francia e dalla Spagna.

I crescenti costi per l’approvvigionamento energetico impattano in particolare i settori cosiddetti energivori come i trasporti ma è il combinato disposto di costi energetici, costo delle materie prime e shortage di materie prime che sta facendo aumentare il rischio complessivo di vari settori che vanno dall’industria cartaria all’agroalimentare.

In conclusione…
Sta aumentando la sensibilità nel leggere gli scenari globali per migliorare la gestione del rischio (ricerca Cineas Politecnico di Milano) e per un’azienda su quattro il controllo e la gestione del rischio sono una priorità.
La risposta più efficace per gestire il rischio è analizzarne costantemente l’evoluzione per permettere alle imprese (ed ai revisori e consulenti che operano con e per esse) di anticipare ed adattarsi alla nuova realtà.

Anna Maria Allievi è membro di Collegi Sindacali di società quotate, medie aziende ed Enti Pubblici e docente di “Strategie Economico Finanziarie” presso l’Università Statale di Milano.

 

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