La diplomazia economica accresce la sua centralità e disegna il mondo post-Covid

di Angelino Alfano

Il ventennio che sta per concludersi, iniziato sul finire della guerra fredda, è caratterizzato da scoperte ed avvenimenti che hanno sconvolto radicalmente il volto del pianeta:

  • Il mediterraneo diventa l’epicentro dell’instabilità globale con lo scoppio di guerre asimmetriche di matrice religiosa e nasce il terrorismo internazionale con la caduta delle Torri Gemelle;
  • Si apre la più grande crisi di profughi, rifugiati e migranti economici mai conosciuta;
  • Scoppia la più grande crisi economica mondiale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale cominciata con il fallimento Lehman Brothers negli Stati Uniti d'America nel 2007 in seguito alla crisi dei subprime e del mercato immobiliare e conclusasi nel 2013;
  • La Cina diventa un colosso economico mondiale con tassi di crescita inimmaginabili fino a qualche anno prima e entra nel WTO (organizzazione Mondiale del Commercio);
  •  L’Unione Europea si dota della moneta unica con un rapido processo di integrazione all’interno della Comunità Europea di vari stati dopo la crisi dello Stato Jugoslavo;
  • L’Inghilterra decide di uscire dall’Unione Europea (Brexit);
  • Nascono i grandi movimenti sovranisti e populisti in tutta Europa;
  • Si aprono le grandi sfide del Climate Change e della transizione energetica a cui si aggiungono le vecchie sfide della fame e della povertà.
  • Comincia la quarta grande rivoluzione industriale: la nascita delle Big TEC e la Rivoluzione Digitale che sta alla base di molti eventi accaduti nel corso dell’ultimo ventennio, con un conseguente cambiamento della classifica degli uomini più ricchi del mondo.

Infine la Pandemia, che conclude questo lungo periodo di grandi stravolgimenti, produce blocchi, restrizioni e lockdown per le persone, ma non riesce a fermare il libero commercio e la spinta di chi vuole unirsi per costruire ponti commerciali e abbattere barriere doganali, ci costringe quindi in casa ma non blocca i commerci.

Ecco alcuni degli accordi firmati recentemente:

  •  L’Africa, già nel 2018, unendo decine di Paesi all’interno dell’Unione Africana, conclude un accordo di libero scambio e libera circolazione delle merci e delle persone all’interno del continente africano e diventa la più grande area di libero scambio al mondo, l’African Economic Community AEC che per molti versi somiglia al processo di integrazione europeo;
  • L’Europa stessa si fa avanti e propone di creare un’area di libero scambio intercontinentale tra Unione Europea e Unione Africana;
  • La Cina, nel 2020, firma con Giappone (nonostante le loro dispute legate al passato), Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda e i paesi dell’ASEAN il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), il più grande patto di libero scambio della storia: quindici stati (di cui dieci dell'associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico), che rappresentano un terzo del PIL mondiale e 2,2 miliardi di consumatori.

 

Il multilateralismo parte della prospettiva futura

Questi esempi confermano, dunque, che il nostro futuro sarà ancora il multilateralismo e vincerà chi saprà interpretare la partita del libero commercio aprendosi agli scambi.
Le guerre tradizionali sono state affiancate dalle guerre asimmetriche, alla guerra fredda si sono sostituiti due modelli di conflitti: la guerra informatica e la guerra commerciale.
Si sono avviati grandi bracci di ferro di natura commerciale che danno enorme importanza al ruolo della diplomazia commerciale.
Gli stati Europei e il nostro Paese ricostruiscono la propria economia sulle macerie della Seconda Guerra Mondiale avvalendosi di grandi uomini e di grandi statisti e attraverso l’unione dei fattori produttivi che all’epoca erano particolarmente significative: il carbone e l’acciaio che scelsero di mettere a fattor comune per evitare ulteriori guerre, certi che gli accordi economici sono la migliore strada per assicurare la pace.
Sono queste le fondamenta che hanno dato vita al Parlamento Europeo nel 1979.

Ci sono due modi di affacciarsi al commercio internazionale:

  • il modello di coloro che costruiscono e incentivano gli accordi economici, abbassando le tariffe doganali, favorendo il transito delle merci e agevolando gli scambi commerciali e la costruzione di ponti economici;
  • il modello di coloro che, attraverso il sistema giuridico dei trattati internazionali e degli accordi economici e commerciali,  elevano le tariffe doganali, le sanzioni commerciali internazionali e le modalità di controllo per le acquisizioni da parte di stranieri di asset economici strategici: il Golden Power ovvero l’autorizzazione governativa rispetto agli investimenti stranieri su alcuni asset ritenuti strategici per i quali  lo stato tiene il privilegio dell’ultima parola relativamente alla praticabilità di un affare tra privati.

 

La diplomazia economica è l’alleanza pubblico-privato che rende vincente l’internazionalizzazione dell’impresa

Gli Stati, insieme alle compagnie private, diventano protagonisti di una necessaria competizione in ambito globale, in cui le grandi piattaforme digitali di e-commerce e logistiche, frutto della rivoluzione digitale, determinano nuovi assetti e nuove alleanze.
La sfida di tutti gli Stati per essere più forti nel mondo, nel gioco delle grandi e delle medie potenze a cui l’Italia appartiene, verte essenzialmente sulla propria forza economica, base necessaria e indispensabile per il prestigio internazionale e una proiezione di politica estera forte.
Nella cornice degli accordi e dei trattati internazionali il corpo diplomatico italiano, inteso come articolazione della Stato italiano, dovrà avere una nuova profilatura molto più orientata verso una diplomazia economica per garantire agli imprenditori un’azione diplomatica fortemente improntata alla prevenzione piuttosto che alla cura:

  • creare delle buone condizioni per gli imprenditori italiani quando vanno all’estero
  • prevenire il determinarsi di problemi giuridici
  •  riflettere insieme agli imprenditori sulle modalità più intelligenti e meno improvvisate per internazionalizzare le proprie imprese

 

Il segreto per un’internazionalizzazione di successo

L’imprenditore che investe all’estero diventa egli stesso ambasciatore d’Italia, poichè inevitabilmente il successo della sua intrapresa lo rende agente diplomatico positivo e dunque rende più forte il prestigio del nostro paese e simmetricamente il fallimento della sua intrapresa getta un’onta di fallimento sul paese di provenienza.
Ecco perché l’internazionalizzazione deve seguire alcune regole d’oro:

  • pianificare lo sbarco in un paese straniero attraverso la costruzione di un progetto basato sulla diplomazia economica;
  • studiare le regole giuridiche e burocratiche del paese in cui si investe come una parte fondamentale del piano industriale;
  • conoscere la materia regolatoria, legislativa, burocratica del funzionamento del sistema locale;
  • conoscenza degli strumenti che l’Italia ti mette a disposizione utilizzando ad esempio le mappe del rischio che le nostre istituzioni ci mettono a disposizione;
  • affidarsi a professionisti che sanno come muoversi;
  • saper utilizzare gli strumenti economici.

Un Paese scarsamente dotato di materie prime come l’Italia, ma capace di trasformarle in modo eccellente e conseguentemente con una grande capacità di esportazione, deve necessariamente porsi il tema di sapere gestire il flusso della diplomazia economica in ambito globale per trovare nuovi sbocchi e nuovi spazi di mercato.

Alla fine di un ventennio che ha cambiato il corso delle cose e il volto del pianeta la diplomazia economica e i commerci internazionali si ricandidano come uno strumento di pace o di conflitto, pertanto il protezionismo non sarà mai la risposta giusta.
L’Europa e gli Stati Uniti dovranno, dunque, essere attrezzati a sapere usare le leve tecniche della diplomazia economica e dovranno saper giocare senza timidezza la partita del commercio internazionale e dei relativi trattati.

 

Angelino Alfano è Avvocato dello Studio Bonelli Erede, Presidente Gruppo San Donato, Presidente Fondazione De Gasperi, Professore Facoltà Relazioni internazionali presso l’Università LUISS di Roma

 

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