Nella transizione è la finanza che spinge l’economia

Intervista a Raffaele Mazzeo partner ESG leader di RSM

Raffaele Mazzeo, partner ESG leader di RSM, spiega a Economy come le aziende devono farsi trovare pronte per cogliere tutte le opportunità che il Green Deal europeo offre a chi si allinea ai nuovi paradigmi e alle nuove direttive che puntano ad accelerare la transizione ecologica.

Dottor Mazzeo, perché oggi è imperativo puntare ad una strategia ESG?

Perché c’è una forte correlazione fra la finanza e gli ESG. Ormai in gran parte delle aree del mondo l’impatto sociale è un elemento chiave nelle decisioni aziendali. Non si tratta semplicemente di un cambio culturale nelle scelte dei consumatori, l’accelerazione è spinta dagli investitori, dalle banche e dal settore pubblico. Quest’ultimo in Europa ha varato il Next Generation EU. Dopo aver superato il picco critico della pandemia in questa fase di ripresa è la finanza a spingere l’economia e non il contrario.

Cosa bisogna fare per cogliere le opportunità dalla transizione?

Si deve partire dal fatto che il settore privato è chiamato a finanziare la gran parte degli investimenti necessari alla transizione. Le imprese sono continuamente stimolate da messaggi di ripresa e di piena disponibilità di risorse finanziarie, ma in concreto non hanno ancora un quadro chiaro dei meccanismi per il trasferimento dei fondi nelle loro casse e quindi non riescono a organizzarsi per beneficiare delle opportunità. Le modalità con cui si libereranno le risorse pubbliche e private per la transizione sono principalmente due. Da un lato le iniziative diffuse pulviscolari a favore delle piccole e medie imprese dei diversi settori anche attraverso gli strumenti agevolativi già noti. Per esempio, fra le iniziative diffuse del Dispositivo per la Ripresa e Resilienza, il settore dell’edilizia è stato il primo a partire, grazie al bonus 110, che si sta rivelando una concreta misura di stimolo all’economia. A seguire, le iniziative concentrate nelle grandi opere infrastrutturali – come quelle legate alla mobilità e alle reti ferroviaria, stradale e portuale – stanno dimostrando grande dinamismo. Teniamo presente che anche nelle iniziative concentrate alla fine le piccole e medie imprese appartenenti alla filiera delle grandi opere beneficeranno della redistribuzione delle risorse. Il momento è quindi favorevole per tutti.

E le banche? Come si stanno muovendo?

Le banche stanno reagendo al cambiamento in diversi modi: proponendo nuovi prodotti quali green loans e green bonds e favorendo la distribuzione dei prodotti di investimento verdi, sempre più richiesti. Un momento di svolta è stato il PNRR che ha individuato tramite gli ESG ed in particolare attraverso i codici ATECO del regolamento UE Tassonomia, i settori che beneficeranno delle risorse per mitigare gli effetti della transizione climatica. Le aziende appartenenti ai settori delle costruzioni, dei trasporti e del settore manifatturiero avranno la priorità. Le banche sono pronte a co-finanziare le pipelines che rispettano i parametri di sostenibilità della tassonomia ESG. Un ruolo effettivamente importante lo sta svolgendo SACE quale soggetto che ha l’incarico esclusivo di rilasciare le garanzie per i progetti di transizione. Il Decreto Semplificazioni prevede che le obbligazioni SACE derivanti dalle garanzie green sono garantite dallo Stato fino all’80%.

Quale sarà a questo punto la nuova sfida per le imprese?

Saper misurare con appositi indicatori in base alle nuove metriche ESG le loro performance. Si tratta di dotarsi di un framework informativo interno in grado di raccogliere in modo sistematico i non financial data che sempre di più vengono richiesti dal mercato, dagli investitori e dalle banche. Conviene a tutte le organizzazioni investire in sistemi interni in grado di tracciare e misurare dati affidabili relativi alla CO2, al trattamento degli scarti di produzione, ai consumi di energia e acqua, allo smaltimento ed altri. L’investimento organizzativo per dotarsi di software integrati per l’alimentazione di piattaforme per la misurazione e monitoraggio dei KPI energetici, ambientali e climatici diventa essenziale. Così come dotarsi delle ISO per la sostenibilità come la ISO 14064 per misurare la carbon footprint dell’organizzazione aziendale o la ISO 14067 per misurare la carbon footprint dei prodotti è senza dubbio un fattore abilitante. La misurazione dei dati ESG è una sfida anche per molte imprese medie italiane che dal 2023 saranno soggette a nuovi obblighi di informativa. La proposta di Direttiva in atto, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) il cui recepimento è previsto per il 2022, prevede l’obbligo di fornire una comunicazione societaria sulla sostenibilità per le società che superano almeno due fra questi tre criteri: avere più di 250 dipendenti, un totale attivo superiore a 20 milioni di euro e ricavi maggiori di 40 milioni. Per fare un esempio, in questi criteri ricadranno molte delle nostre realtà come le multinazionali tascabili italiane.

E voi di RSM come pensate di supportare le aziende su questi nuovi fronti?

In questo nuovo contesto di sviluppo che vede il coinvolgimento di molteplici attori, l’UE, le imprese, le banche e SACE, RSM si è attrezzata con il PNRR Task Force che rappresenta un canale unico a cui affidarsi per governare la transizione green nei suoi diversi aspetti finanziario, tecnico, legale e ambientale. Di recente ci siamo confrontati con il nostro network internazionale extraeuropeo per individuare quale siano i percorsi migliori per affrontare la transizione. Oggi oltre al Report di sostenibilità e alla Dichiarazione Non Finanziaria RSM è in grado fornire un supporto integrato che riguarda i seguenti servizi: creazione di repository e data non financial framework; supporto alla strutturazione di emissioni di Green bonds; rilascio della relazione di revisione limitata sui sustainability KPI e sui report di sostenibilità in base allo standard ISAE 3000 revised; verifica e attestazione sui KPI ESG della Taxonomy EU richiesti dalle Banche in sede di istruttoria di concessione dei crediti attraverso apposite reliance letters; analisi di impatto “ex ante” attraverso la metodologia SROI; percorsi di change management in ambito ESG. Inoltre, grazie alle alleanze con primari enti tecnici RSM è in grado di indirizzare le imprese verso le l’adozione di standard ISO per la sostenibilità (ISO 14064- 14065- 14025- 50001) e accompagnarle alla certificazione B-Corp.